Secondo gli ultimi dati dell'Istat sulle retribuzioni contenute nell'anno statistico, i dipendenti della Presidenza del Consiglio hanno visto crescere i propri stipendi, fra il 2009 e il 2010, di ben il 15,2% (9,9% tenendo in conto le retribuzioni orarie), staccando nettamente le altre categorie di lavoratori che si sono fermati, in media, ad un aumento del 2,1%. In particolare si attestano secondi in classifica i servizi a terra negli aeroporti (5,2% di aumento) e terzi i giornalisti (4,7%). Sono saliti del 3,7% circa gli stipendi di categorie come i portuali, gli impiegati nel settore delle telecomunicazioni e della ricerca, mentre sono andate peggio le altre categorie del pubblico impiego: negli altri ministeri, nelle agenzie fiscali e nei monopoli l'aumento è stato, fra il 2009 e il 2010, di un misero 0,9%, 0,6% per la pubblica istruzione. Maglia nera alle forze dell'ordine e in particolare ai vigili del fuoco che hanno visto le proprie buste paga sostanzialmente ferme, con un aumento del 0,4%.
Entrando nel dettaglio del Conto annuale della Ragioneria di Stato, si scopre che gli impiegati alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, campioni di aumenti, erano nel 2010 2.521 con un aumento del 7,6% sul 2009 (187 persone in più) nonostante la stretta sul turn-over (-1,8% per l’insieme dei lavoratori pubblici con contratto a tempo indeterminato nel periodo). La media dei loro stipendi è stata, nel 2010, di 53.275 euro al netto degli arretrati degli anni precedenti, quasi il doppio rispetto alla retribuzione netta (28.383 euro) che percepivano i colleghi di altri ministeri, con una retribuzione media (34.652 compresa la magistratura, carriera prefettizia ecc.) comunque molto più alta rispetto a quella degli altri dipendenti pubblici. L’aumento delle retribuzioni annue rispetto al 2009 (al netto però degli arretrati erogati nell’anno per gli anni precedenti) è stato del 9,8% ma tra il 2008 e il 2010 l’incremento complessivo dei salari è stato del 18,3% a fronte del 3,7% dell’insieme dei lavoratori pubblici.
La differenza di trattamento emerge, senza bisogno di commenti, dai dati Istat, che completano il quadro con la disoccupazione ancora in crescita: dal 57,5% del 2009 al 56,9% del 2010, valore che si mantiene ampiamente al di sotto della media Ue (64,2%) con un +8,1% di persone in cerca di lavoro rispetto al 2009. Sostanzialmente stabile rimane la spesa per consumi delle famiglie nel periodo considerato, con un particolare calo nella spesa per la cura personale (parrucchiere, barbiere, centri estetici e simili), i viaggi, gli onorari dei professionisti, l’assicurazione vita e le rendite vitalizie, 'lussi' che le famiglie italiane si permettono sempre meno in un periodo, come questo, di 'vacche magre'. A meno che non si sia impiegati a Palazzo Chigi.















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